Mario Mauro: E’ IL POPOLO CHE SCEGLIE LA PROPRIA GUIDA

Il risultato referendario anche secondo il presidente della Repubblica dice della volontà dell’intera società italiana di essere protagonista dei cambiamenti del nostro tempo. La gente, quella del No come quella del Sì, vuole vedere rappresentati i propri punti di vista ma soprattutto non separa quei giudizi dalla passione che mette nella vita. Sarebbe sbagliato, non solo da parte di chi ha visto infranto il proprio progetto di ingegneria costituzionale, ma anche dei presunti vincitori immaginare una società reale tradita dai conservatorismi e votata all’immobilismo. Nel realismo del giudizio che è stato dato c’è ansia di costruzione che non deve sfuggire alla politica, chiamata non a gestire ma ad “obbedire” alla volontà popolare.

Costruire insomma non può fermarsi a ridiscutere le regole della vita delle istituzioni ma è un tutt’uno con una democrazia sostanziata dalla soluzione dei problemi in un servizio generoso al nostro popolo.

Che amarezza vedere come la classe dirigente di uno dei partiti più suffragati si sia trascinata in un’estenuante lotta per il potere durante l’arco dell’intera legislatura. Marini, Prodi, Bersani, Letta, Renzi stesso: questa è la dolorosa litania di coloro che sono stati sacrificati pensando che il potere nel partito valesse quanto o più del destino della nazione.

Banche, scuola, giovani, lavoro, integrazione, tasse: parole diventate figurine di strategie di comunicazione che nulla hanno concesso in termini di spazio politico alla realtà. Una realtà dolente che chiede buon governo.

In tanti condividevamo un giudizio ad inizio legislatura, motivando la disponibilità ad una grande coalizione: troppo grandi sono gli ostacoli sul cammino dell’Italia! Occorre uno sforzo comune per rimuoverli. Ma la storia successiva ha confuso il varo delle riforme con la creazione di regole che garantiscono al banco di vincere sempre. Il popolo ha reagito recandosi in massa alle urne come non faceva da tempo. Ha difeso come ha potuto libertà e democrazia. Paradossalmente ha rifiutato il populismo dell’antipolitica difendendo le istituzioni, il loro significato, il loro essere garanti e non padrone della vita della gente.

Intervenire oggi qui ha senso se si disegna con pazienza e forza una possibile alternativa e la si indica con umiltà alla gente. Mi rivolgo allora alle forze politiche che nel solco della storia recente del paese ne hanno retto le sorti in alternativa ad una sinistra che oggi appare esageratamente ripiegata sulle proprie lotte intestine. Noi, appunto, non dividiamoci.

L’Italia ha bisogno di un fronte politicamente coeso, in cui ci sia spazio per tutti, che rilanci il senso stesso della sovranità popolare e del ruolo indispensabile della nostra nazione nel contesto euromediterraneo. Impariamo dai nostri errori e da quelli dei nostri avversari: è il popolo che sceglie la propria guida. Stiamo vicini alla nostra gente, ai loro bisogni. Mostriamoci solleciti e leali con le difficoltà della nazione. Scopriremo che la nostra unità e idee nuove e ben ponderate saranno più utili all’Italia e all’Europa di qualsivoglia concorso di bellezza per la leadership di un perimetro politico, che potrà essere tanto più ampio quanto noi sapremo essere inclusivi.

 

Mario Mauro

Popolari per l’Italia