Giovanni Toti: Perchè le primarie del Centrodestra

Il centrodestra ha tutto lo spazio politico, le capacità di progetto e di classe dirigente per tornare a essere una coalizione vincente, ma insieme al tesoro dell’esperienza di questi 22 anni occorrono regole e obiettivi nuovi.

Durante tutta la campagna referendaria ci siamo battuti affinchè la riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi non causasse danni irreparabili al paese, tra i quali in primis la limitazione della nostra democrazia. È stata una grande prova di unità del centrodestra, un importante momento costituente della coalizione.

Il recente esempio in Francia ci dimostra come le primarie possano rappresentare una ragione in più per unificare lo schieramento politico e non un elemento divisivo, come troppo spesso è accaduto per il Partito Democratico, all’interno del quale questo tipo di consultazioni non ha prodotto esattamente i risultati sperati, causando al contrario importanti lacerazioni.

Alle elezioni francesi si è registrato un boom di affluenza, quattro milioni e mezzo di cittadini sono andati alle urne per scegliere il loro candidato presidente. Alle primarie hanno partecipato personalità di altissimo livello della Repubblica, un ex presidente, un ex primo ministro, segno che sottoporsi al giudizio del proprio elettorato è un fattore politicamente qualificante anche per candidati di elevato profilo. La necessità di tenere in vita le coalizioni nel nostro paese, garantendo quindi governabilità, passa anche dalla capacità di confrontarsi e dalla volontà di affrontare l’opinione dei propri militanti; parallelamente, l’alta affluenza al voto registrata in occasione del referendum costituzionale ha dimostrato che quella voglia di partecipazione creduta sopita di fatto esiste ancora.

Nell’attuale scenario politico il Parlamento ha un’occasione unica perchè, mentre si dibatte sulla nuova legge elettorale e si mette in discussione anche la legge sui partiti, oggi al Senato, è possibile pensare finalmente di regolare per legge questo sistema. Il centrodestra, dal canto suo, in questo momento più che mai deve saper dimostrare concretezza e unità, scegliendo tutta la sua classe dirigente e le priorità con metodi improntati alla partecipazione, senza però incorrere in inutili lotte intestine e spaccature controproducenti.

Più di molte alchimie costituzionali, con cui spesso la politica ha cercato di rimediare alle proprie incapacità, il lavoro che i partiti devono fare è quello di inventare meccanismi di aggregazione che semplifichino la nostra dialettica democratica e non mandino dispersi 22 anni di bipolarismo in cui, nel bene e nel male, gli elettori hanno potuto scegliere da chi essere governati.

Per sfidare il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle il centrodestra non può presentarsi come una sommatoria di sigle, ma deve avviare un percorso per la costituzione di un contenitore in cui tutte le anime possano sentirsi a casa.

Emblematici in questo senso sono gli esempi dei partiti americani, o quelli del partito Laburista e Conservatore inglesi. All’interno del primo convivono sensibilità diverse, basti pensare a quanta distanza c’è tra le politiche dell’ex leader Tony Blair e le posizioni dell’attuale segretario Jeremy Corbyn. All’interno dei conservatori, nell’ultima campagna referendaria, quella sulla Brexit, abbiamo visto addirittura convivere posizioni diametralmente opposte: quella filo Europa di David Cameron e quella favorevole all’uscita dall’Unione di Boris Johnson. Il voto dei britannici ha prodotto un mutamento di linea politica e persino le dimissioni del Premier, senza sconquassi tra i Tories che, attraverso la loro dialettica interna, hanno trovato nuovi equilibri e assetti di vertice.

Strumenti di democrazia interna nella scelta della linea politica e della classe dirigente sono indispensabili per consentire a tutti di esprimersi al meglio, di sentirsi davvero parte di un progetto e al tempo stesso garantire che la maggioranza possa proporre legittimamente la propria linea, consentendo al contempo autonomia e visibilità alle minoranze, in una sintesi virtuosa capace di neutralizzare le forze centripete della politica.

Giovanni Toti

Governatore Regione Liguria