Quale centrodestra

«Conservatori su principi e valori da mantenere,

liberali sulle riforme da fare»

 

LA CRISI DI UN PAESE

L’Italia è un Paese alla deriva, senza guida, in cui è evidente la crescente debolezza dello Stato. L’Italia non ha più una politica estera e sta scivolando in una posizione di irrilevanza sul piano internazionale. Ci si limita a un atteggiamento di sistematica sudditanza verso gli interessi esteri che purtroppo va di pari passo con la svendita di importanti asset nazionali, pubblici e privati. L’Italia non sa difendere i propri obiettivi nell’ambito di un’integrazione europea ormai a guida tedesca.

Non c’è più un’effettiva sovranità nazionale. Le frontiere sono un colabrodo e favoriscono un’insostenibile immigrazione clandestina. Lo Stato non controlla più il territorio nazionale, le città sono degradate e dilaga il malessere sociale.

Alla criminalità sempre più diffusa si oppongono il buonismo e il perdonismo, tipici della Sinistra italiana, che sono il terreno fertile del razzismo e della xenofobia. Sempre più spesso, le forze di polizia sono umiliate con provvedimenti volutamente mortificanti. Siamo un Paese chiuso in se stesso. Ma aperto a tutti. Il Risorgimento non è servito. Siamo tornati agli staterelli che chiedono aiuto all’esterno per risolvere beghe interne.

Non esiste una politica economica di sviluppo e infatti cresce la disoccupazione, il tessuto produttivo si impoverisce, il sistema fiscale è opprimente. Il “made in Italy” non è tutelato e ci sono settori strategici come il turismo o l’agricoltura che sono abbandonati a se stessi. Le imprese italiane sono asfissiate dalla restrizione creditizia. Gli adempimenti burocratici sono sempre più pesanti a causa di una macchina dello Stato che non funziona ed è sempre più costosa.

Anche l’architettura costituzionale è inadeguata e la riforma Renzi-Boschi, bocciata dagli italiani ha rappresentato un imperdonabile occasione perduta per il Paese.

Quella italiana è una “crisi a matrioska” dove i vari livelli – istituzionale, sociale, economico – sono l’uno dentro l’altro. Le difficoltà dell’Italia sono ancor più gravi perché si sviluppano in una più ampia crisi dell’Occidente.

La nostra civiltà è ormai incapace di difendere la propria identità e di preservare le radici su cui si fonda.    I principi e i valori che sono alla base della società occidentale sono aggrediti dall’islamismo radicale, dal laicismo, dal materialismo.

Tutto questo accade senza suscitare una presa di coscienza sulla gravità della situazione, in ossequio a un atteggiamento “politically correct” del tutto inadeguato rispetto alle sfide in corso. In questo scenario, pesa il declino dell’Unione Europea.

Maastricht era un sogno. I sogni agganciati alla realtà diventano una “visione”. Ma i sogni sganciati dalla realtà diventano spesso “un incubo”. Ed è proprio in un incubo che ci hanno portato i tecnocrati. Dal Medioevo in avanti, lo Stato si riconosceva in due diritti: stampare moneta e difendere i confini. Oggi l’Europa stampa moneta, ma non difende i confini. All’Europa manca completamente la dimensione Politica.

La Brexit, le sospensioni di Schengen, le divisioni tra gli Stati membri, le frontiere colabrodo sono tutti sintomi di un’Europa malata, debole e incerta. L’Europa è un «vaso di coccio» stretto tra le superpotenze: gli Usa, la Russia e la Cina.

 

LA RISPOSTA SBAGLIATA

La crisi italiana ha cause antiche e complesse, è un fenomeno di lunga durata, strutturale. Non ci sono scorciatoie per invertire il trend. Tuttavia, per qualche mese larghi settori della società italiana hanno individuato in Matteo Renzi “l’uomo giusto” per riportare l’Italia sulla via dello sviluppo. Giovane, decisionista, comunicatore, Renzi ha avuto il vento in poppa per una breve stagione prima di infrangersi sullo scoglio della realtà dei fatti (deficit, disoccupazione, deflazione).

In breve tempo, gli osservatori più attenti hanno preso atto che gli annunci riformatori di Renzi e le tante iniziative legislative messe in cantiere non hanno inciso in alcun modo sui reali problemi del Paese. Hanno mirato semplicemente a propagandare un’immagine di cambiamento, con un effetto simile alle bolle di sapone che devono essere alimentate senza sosta perché non se ne smarrisca la magia.

Tutte le riforme che Renzi ha proposto erano irrazionali, concepite in un’ottica mediatica e non certo di reale utilità pubblica. Anche l’architettura costituzionale proposta da Renzi era strampalata ed infatti è stata sonoramente bocciata dagli italiani.

La politica economica era impalpabile e per elargire qualche mancia elettorale si è ricorso alla svendita di pezzi pregiati del patrimonio pubblico.

Per precisa strategia politica, le istituzioni e le forze sociali sono state quotidianamente mortificate in nome di uno sterile cesarismo demagogico.

Palazzo Chigi ha esercitato ed esercita una pressione fortissima sul sistema dell’informazione: le trasmissioni sgradite sono cancellate, le voci scomode sono zittite, i direttori sono rimossi.

Le opposizioni sono state ignorate e umiliate. Gli accordi che sono stati siglati alla prova dei fatti poi non sono stati rispettati. L’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale – al di là del valore indiscutibile dell’uomo – è stata imposta con un’inutile prova di forza invece di essere condivisa con un largo consenso trasversale.

Renzi ci ha portato in una “Repubblica delle slide” e l’azione di governo ha invece ottenuto solo un tenue effetto placebo. Il bluff di Renzi è stato il principale fenomeno di un generale impoverimento dell’offerta politica.

Nel clima di sfiducia e di rassegnazione che si è diffuso nel Paese, una parte consistente dell’elettorato si è lasciata sedurre da proposte basate sulla contestazione e sulla protesta come quelle del Movimento 5 Stelle che ha individuato la causa dei problemi nei politici disonesti, senza però accorgersi, alla prova dei fatti, della loro inadeguatezza a governare anche una città come Roma.

 

IL CAMPANELLO D’ALLARME

I sondaggi confermano questo quadro d’insieme. Dopo una fase iniziale di “fiducia in bianco”, l’azione di Renzi e del suo Governo, alla prova dei fatti, ha iniziato a deludere tanti italiani e i consensi al Pd sono in caduta libera. L’andamento degli ultimi mesi aveva lasciato presagire una parabola discendente accentuata dai crescenti problemi sociali ed economici  e confermata dal risultato schiacciante del referendum costituzionale.

L’iniziale accoglienza positiva registrata dalla «riforma Boschi» è stata nel tempo superata da un diffuso senso di delusione. Quando i «contenuti» sono stati più chiari, è sempre più cresciuta tra gli italiani la contrarietà verso gli squilibri istituzionali che sarebbero stati introdotti col nuovo testo.

Il referendum istituzionale è stata l’occasione per «sventare» uno stravolgimento della Costituzione e per archiviare la stagione di Renzi. E i crescenti problemi sociali ed economici oltre alla forte reazione degli italiani contro la riforma costituzionale rappresentano anche due punti deboli del nuovo governo a guida Gentiloni e della maggioranza che lo sostiene.

A questa generale difficoltà si aggiunge una debolezza strutturale del Governo Gentiloni che sta in piedi solo grazie al soccorso di deputati e soprattutto senatori che provengono dalle file del centrodestra.

Senza voler utilizzare le categorie stantie del trasformismo e dell’opportunismo, rimane l’anomalia di una maggioranza di governo che ha in Denis Verdini  un pilastro di fondamentale importanza con buona pace della minoranza dem (e dello snobismo della sinistra italiana). Rimane il fatto che se Gentiloni e il Pd sono in crescente difficoltà, anche il Movimento 5 Stelle non può cantar vittoria.

Infatti, al di là del consenso nel Paese, il Movimento 5 Stelle si conferma un forte movimento di protesta ma non è attrezzato per guidare il Paese. La morte del fondatore Gianroberto Casaleggio ha fatto saltare il fragile equilibrio interno mentre i casi Parma, Livorno e Roma hanno fatto esplodere tutte le contraddizioni di un movimento che assomiglia più a una setta che a un partito.

In ogni caso, difficoltà e limiti altrui non rappresentano un gran consolazione per il Centrodestra e sarebbe imperdonabile compiacersi per i problemi del PD e del suo calo di consensi.

L’asse privilegiato tra Forza Italia e Lega è andato in crisi. La spaccatura a Roma è un precedente gravissimo e pericoloso.

Forza Italia, un tempo perno centrale del Centrodestra, ha consensi bassissimi e non riesce ad esprimere proprie candidature vincenti.

L’ alleanza di Centrodestra si può e si deve ricostruire partendo da alcuni punti forti e condivisi in un programma da scrivere insieme. Si possono e si devono superare fraintendimenti e rotture.

 

L’ASSENZA INGIUSTIFICATA

I sondaggi in calo, la crisi economica e il flop al referendum costituzionale rappresentano tutti segnali d’allarme per il governo Gentiloni e per il PD. Ma devono segnare anche la fine della ricreazione per il Centrodestra. In questa stagione politica, il Centrodestra risulta da tempo assente ingiustificato. Ha lasciato campo libero al suo principale avversario e agli altri competitor, un errore in sé e un danno per il Paese.

Un’opposizione forte, infatti, fa bene anche alla maggioranza. Si ricordi che la DC si è sfaldata quando è andato in crisi il PCI.

Negli ultimi anni, il fronte moderato imperniato sul partito FI-PdL è andato in blackout. È saltato il circuito positivo di scambio e reciproco arricchimento con la società civile.

Il Centrodestra ha offerto solo uno sterile dibattito sulla leadership, un duello tra irriducibili critici di Berlusconi e suoi improbabili agiografi.

Due atteggiamenti fondamentalisti: i primi a sostenere che “Berlusconi è il passato” e gli altri a lavorare sulla linea del “meno siamo meglio stiamo”. Se gli ingrati si qualificano in quanto tali e in politica non vanno lontano, allo stesso tempo è bene ricordare che Caligola nominò sentore un cavallo ma poi non lo rese un proprio consigliere.

Invischiato in queste dinamiche deprimenti, il Centrodestra si è ritrovato a interpretare il ruolo di spettatore passivo lasciando la scena a Renzi.

Tutto questo ha portato conseguenze infauste. Nella storia repubblicana, i moderati non sono mai stati così irrilevanti sul piano politico a causa delle divisioni interne al Centrodestra che, in ogni caso, rappresentano un “regalo” al Pd perché allontanano i moderati e impediscono la nascita di un rassemblement alternativo alla sinistra.

 

LO SCATTO D’ORGOGLIO

L’Italia affonda. I moderati sono disorientati. Ci vuole uno scatto d’orgoglio del Paese e del Centrodestra.

È il momento di avviare una nuova operazione politica inclusiva, trasparente e costruttiva che non nasce contro qualcuno e non vuole garantire rendite di posizione. Un’iniziativa realmente “aperta”, pronta a recepire contributi esterni e a favorire sia nuovi ingressi sia necessari “ritorni”.

Non servirebbe a nulla una resa dei conti in cui si affrontano “lealisti” e “traditori” tra le macerie di quello che è stato il Centrodestra costruito e guidato da Silvio Berlusconi.

Come detto, ci vuole invece uno scatto d’orgoglio in cui tutta la “vecchia guardia” del Centrodestra si mette a disposizione generosamente per la rifondazione della rappresentanza politica dell’area moderata.

 

 

Dobbiamo:

  • recuperare settori della società e della politica abbandonati a se stessi riavviando uno scambio reciproco di idee, risorse, energie;
  • rilanciare un’offerta politica credibile e di qualità che sia basata sugli interessi nazionali;
  • rinnovare una classe politica arroccata favorendo nuovi ingressi e un ricambio generazionale;
  • riaffermare i valori liberali e popolari che saranno sempre alternativi rispetto alla Sinistra.

Il ruolo naturale del Centrodestra è rappresentare uno degli schieramenti che si contendono la guida del Paese e degli enti locali.

Trasformismi, estremismi e la tentazione del disimpegno sono in agguato. Rispetto a tutto questo, il risultato del referendum istituzionale ha rappresentato l’occasione d’oro per spazzare via il progetto del partito della Nazione ed è stata anche un’opportunità unica per far tornare protagonista il centrodestra e per assestare un colpo durissimo alla sinistra.

 

I VALORI DA CUI RIPARTIRE

L’area moderata deve riorganizzarsi e riappropriarsi delle proprie storiche battaglie. II valori sono il terreno su cui, rispetto alla Sinistra, il Centrodestra è e sarà sempre vincente:

  • la libertà e la fiducia nell’uomo
  • la sacralità della vita
  • la salvaguardia della nostra identità nazionale, della cultura italiana e delle radici giudaico-cristiane
  • il senso di appartenenza all’Occidente
  • la costruzione di un’Europa dei Popoli
  • la laicità positiva contro il dilagante laicismo
  • il bilanciamento tra diritti e doveri
  • la giustizia giusta
  • il liberalismo economico e la concorrenza
  • la tutela della famiglia naturale fondata sul matrimonio
  • la libertà politica, culturale, religiosa, educativa
  • la tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza dei cittadini, della proprietà privata, dell’iniziativa individuale, il sostegno alle PMI e al tessuto artigianale
  • la tassazione equa e sostenibile
  • la semplificazione
  • la sostenibilità ambientale
  • la meritocrazia
  • il popolarismo e la sussidiarietà
  • il buon governo
  • il sostegno alla scuola, alla ricerca, all’innovazione tecnologica.

Alcune di queste bandiere, storicamente appartenenti al Centrodestra e ai moderati, sono state abilmente scippate dal PD per portare avanti un’azione politica spregiudicata e ammiccante. Ma è un’operazione destinata ad arenarsi per l’inconsistenza dei risultati di governo.

Renzi e il PD hanno provato ad appropriarsi ed a rilanciare alcune politiche storiche del Centrodestra. Ma le hanno copiate. La gente, invece, vuole l’originale, non la copia.

Il Centrodestra deve tornare protagonista. Deve ripartire dal basso, dal confronto, dalla produzione di idee. In questi anni, troppo nepotismo, troppi “yesman”, troppi mediocri premiati senza meriti. E la gente si è allontanata. Dai valori del Centrodestra può e deve scaturire un proposta politica chiara, coerente, immediata: un programma di governo che risponda alle esigenze della gente e difenda gli interessi dell’Italia. Noi non ci rassegniamo al declino del Paese.

Concentriamoci su tre emergenze:

  • Crisi dello Stato:
  • elezione diretta del Capo del Governo
  • superamento del Bicameralismo evitando la riforma farsa del Senato bocciata dagli elettori
  • riforma della giustizia
  • riordino degli enti locali
  • investimenti per la buona amministrazione
  • semplificazioni procedurali e digitalizzazione

 

  • Degrado delle città e del territorio:
  • lotta all’immigrazione clandestina
  • contrasto al commercio illegale
  • innalzamento delle pene per i reati contro la persona e il patrimonio
  • investimenti sulla sicurezza
  • tutela delle Forze dell’Ordine

 

  • Crisi economica:
  • rivoluzione fiscale con taglio delle aliquote e semplificazione del sistema
  • detassazione degli investimenti
  • finanziamenti alle imprese
  • difesa del made in Italy
  • sviluppo dell’occupazione

In particolare, sul versante economico, è preponderante il problema dell’altissimo debito pubblico. Una patrimoniale o nuove tasse sono strade impercorribili mentre la spending review, per quanto auspicabile, non può essere l’unica risposta.

Per questo, appare necessario il ricorso a un’operazione straordinaria basata sulla valorizzazione degli asset del Paese e non sulla vessazione di imprese e lavoratori. L’abbassamento della pressione fiscale deve raggiungere le famiglie e non solo le imprese.

Va poi affrontata una profonda riforma della Carta Costituzionale che ormai non funziona e non regge più.

È impossibile una vera azione di governo e tra i poteri dello Stato regnano confusione e contrapposizione. Questa Carta ha creato un equilibrio improduttivo tra soggetti che agiscono senza responsabilità e senza potere. È anacronistica e non garantisce un razionale funzionamento delle istituzioni.

Tra Quirinale, Governo, Parlamento, Consulta e CSM c’è un caos continuo e un susseguirsi di invasioni di campo. E’ necessario ripristinare quell’equilibrio costituzionale in cui i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono nettamente separeti e capaci di controllarsi a vicenda.

Infine, a livello generale va riaffermato il concetto di bene comune e di superiore interesse della Nazione.

Il lavorio sottotraccia di corporazioni e lobby intralcia le riforme e il buon governo bloccando il Paese.

 

IL CORAGGIO DI AGIRE

Questo documento è naturalmente “aperto” a modifiche, integrazioni e aggiustamenti di rotta ma si basa su un punto fermo: la necessità di dar vita a un rinnovato movimento politico che rappresenti gli interessi degli italiani e torni alla guida del Paese. È indispensabile il contributo di tutti, in particolare dei parlamentari del Centrodestra che devono farsi protagonisti e promotori di una fase “costituente”.

È necessario coinvolgere nuovamente quei larghi strati della società civile, in particolare i più giovani, che sono rimasti insensibili alla partecipazione politica e sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale per la rinascita della Nazione. Per questo, viene messo a disposizione “quale  centrodestra” uno spazio del sito www.costituzionebenecomune.it, luogo virtuale di discussione e confronto per affrontare la sfida lanciata da questo documento.

Alcuni potrebbero avere la tentazione di “stare a guardare” per vedere come va a finire. Il fatto è che la fine del vecchio Centrodestra è già arrivata e ogni ulteriore perdita di tempo sarebbe imperdonabile.

Le elezioni regionali, comunali e il referendum costituzionale hanno dimostrato che la sinistra quando governa genera scontento. Siamo al paradosso: pur senza un forte partito di riferimento, gli elettori vogliono il Centrodestra e puniscono la Sinistra. È nostro dovere dare una degna rappresentanza politica a questo sentimento diffuso.

Il centrodestra può tornare vincente solo se è aperto alla società e garantisce davvero la rappresentanza ai moderati. Per questo deve ripartire da:

  • congressi
  • primarie
  • esperienza ma anche ricambio
  • meritocrazia

I valori e le regole sono la base per tornare alla guida del Paese e attuare la rivoluzione liberale che l’Italia necessita.

 Documento condiviso da:
fondazione

«Ci si può pentire di tutto

tranne di aver avuto coraggio»